giovedì 6 febbraio 2014

La gioia di vivere - sempre, comunque, ostinatamente gioia

Eccomi di ritorno dopo qualche mese di silenzio.
La gioia di di vivere a volte non si esprime in sonore risate o soddisfazioni grandiose.
Succede che si mostri attraverso il suo volto quieto e testardamente sereno.
Credere nell'Amore, credere negli altri, credere in se stessi. Anche in questo prende forma questo sentimento naturale.
L'ingenuità ancora non ha superato le prove della vita, la gioia di vivere sì.
Si decide di rimanere ingenui. Di non nascondersi più. O almeno si tenta di farlo.

Mi sento rim-bambinita.

Buon viaggio a tutte e a tutti!

sabato 26 ottobre 2013

Al limitare del cambiamento

Al limitare di un cambiamento, come osservando un'immensa foresta che si estende ai miei piedi, da cui provengono richiami di uccelli bizzarri dalle piume sgargianti e ruggiti di maestose tigri con grandi occhi ipnotici.
Al limitare del cambiamento, oscillando su una fune immaginaria che separa due campi di gioco, una fune rossa che divide i bianchi dai neri, il di qua dal di là.
Al limitare del cambiamento: un passo e sarò di là.
Salgo il gradino. Oscillando, sbandando, colpendo la testa su spigoli, urtando lo stomaco contro ostacoli e spuntoni che emergono all'improvviso nello stretto passaggio che percorro.
Salgo il gradino, a destra si apre una visuale inedita su paesaggi che non conosco, ma la cui bellezza mi è familiare.
Mi giro per guardare chi ero: immobile Anna mi osserva dal pianerottolo in fondo alle scale. Ha gli occhi vitrei, il corpo inerte, sembro io, ma non lo sono più.
Perché io sono qui.
Che fare ora? Quella che ero non esiste più, quella che sono vuole ancora essere conosciuta.
Le gambe incrociate, mi guardo in grembo e vedo un cucciolo di uomo - o animale non saprei - che chiede amore infinito: qualcosa che non ho imparato a esprimere, ma che so riconoscere.
Non ho saputo finora esprimerlo, ma ora forse posso provare.
Ho paura che aprendo il mio cuore a questo cucciolo sentirò anche dolore affiorare.
Quel simulacro, quella statua in fondo alle scale, porta i segni di molta sofferenza e la sua memoria rimane dentro di me.
Però il cucciolo è vivo, il cucciolo ha bisogno di cure, se non viene amato può addirittura morire.
Il cucciolo non ammette esitazioni e se non ci sono lo sente, non gli bastano vane promesse.
Il cucciolo mi vuole in totale presenza, in totale dedizione e concentrazione.
Come se amarlo fosse davvero il compimento di un'opera che potrò finalmente definire "mia".
La mia opera, la mia vita.

...to be continued...


venerdì 11 ottobre 2013

Assecondare o domare la propria natura?

Ci sono aspetti della mia personalità che molti non apprezzano, altri invece incontrano il favore degli altri.
Ma non sono sicura che tutti quelli della prima categoria siano negativi e positivi i secondi.
Vi siete mai chiesti se questo criterio, chiamiamola "risposta sociale", debba essere così decisivo?
Ci sono molte "buone maniere" diffuse più per paura che per convinzione, per esempio non sta bene rifiutare un regalo, bisogna evitare di scaldarsi quando si discute, sorridere se qualcuno ci sorride, così come ci sono alcuni stereotipi su cosa renda accettabile o meno una personalità.
Ma è come se una parte di noi accettando questa mediocrità lentamente morisse. Perdiamo quella bussola interna che ci indica la nostra verità.
Oggi per esempio ho assistito a una piccola scena in un negozio. C'era questa ragazza a cui la madre voleva comprare un paio di scarpe. La ragazza era di una gentilezza talmente esagerata da farmi pensare che fosse molto a disagio in quella situazione e avesse accettato per accontentare la madre.
Ho conosciuto anche adolescenti esasperatamente conflittuali e pronte a vomitare addosso al primo malcapitato tutta la loro collera e frustrazione.
Ma: e se fosse possibile consolidare in se l'idea che ciò che sentiamo e pensiamo abbia la dignità di essere espresso? Se la ragazza collerica e quella gentilissima potessero dire: grazie, capisco tu mi voglia fare un regalo, ma vedo che qui non c'è niente per me e preferirei fare altro? Dico così a titolo di esempio.
Sembrano piccole cose, ma spesso accade che queste piccole mancanze di autenticità si rafforzino come modelli di comportamento. La conseguenza più devastante è quella di non saper più riconoscere ciò che noi in prima persona realmente desideriamo anche nelle scelte più decisive della nostra vita.
Forse poi non a tutti farà piacere sentire la nostra verità, ma almeno non avremo mancato di essere leali verso noi stessi e di nutrire quel nostro centro senza il quale gli eventi perdono di significato e cominciano ad accumularsi alla rinfusa, un po' come i panni da lavare.
Buonanotte

mercoledì 9 ottobre 2013

Paura di non ritrovare quello che si pensava di essere

Qualcuno lo chiama "spirito", altri "anima". In questo modo la maggior parte delle persone si riferiscono a qualcosa che trascende l'esperienza ordinaria, cioè la percezione dei sensi. 
E quindi quasi tutti noi pensiamo si tratti di aspetti astratti dell'esistenza, di cui forse sapremo qualcosa dopo morti. 
Mi viene in mente un aneddoto riferitomi da un'amica insegnante di religione. Un bambino le chiede: "Maestra, ma se quando moriamo l'anima va in paradiso e il corpo sotto terra, io dove vado?". 
E probabilmente la nostra esperienza personale non ci darebbe gli strumenti per rispondere a quel bambino. 
Eppure tutte le grandi Tradizioni, i maestri, gli scritti sacri, le annotazioni lasciateci dai ricercatori dell'esistenza, ci dicono che questo "spirito" o "anima" per altri, è l'unica vera certezza, anzi il "baricentro della nostra personalità" (così lo definisce Marco Ferrini). Non è un'invenzione della logica per far quadrare i conti, un'approssimazione metaforica, una sovrastruttura costruita per dominare le coscienze. Tutt'altro, è la fonte della nostra reale originalità, coscienza, libertà, capacità di donare.

E' più che reale, è la vita stessa, ma pochissimi vi indirizzano la propria attenzione!

Come dar da bere a un fiore innaffiandone le foglie (non è una mia metafora, la prendo in prestito). 

Il punto secondo me - non l'unico in realtà - è che fa soffrire rendersi conto che si stanno annaffiando le foglie e cominciare a chiedersi se non sia forse quello il motivo del nostro dolore, a volte sottile, a volte cocente, sconvolgente. Fa soffrire percepire la nostra distanza da noi stessi. 
E fa paura, perché obbligherebbe di per se a mettersi in viaggio. Ma non sappiamo da che parte cominciare, abbiamo - di nuovo - paura di perderci durante la traversata, abbiamo paura di essere giudicati se saremo "troppo" noi stessi, abbiamo paura di dover rinunciare a sicurezze (giudizi, credenze su noi stessi e gli altri, fonti di piacere che potrebbero non dissetarci più), abbiamo paura di smarrirci e non saper più ritrovare le coordinate nella vita quotidiana. 

Ok, anch'io ho tanta paura. 

Chi ha voglia di continuare comunque in questo viaggio?

martedì 17 settembre 2013

Esserci

Oggi è una giornata di settembre tersa e soleggiata.
Un vento leggero, fresco, la rende gradevole, carezzevole.
Anch'io vorrei essere come questo vento: vitale, leggero, pulito.
E come la montagna davanti alla finestra: ferma, tollerante, presente.
E come il cielo: luminoso, vasto, aperto.
Come la strada: reale, tutta da percorrere.

giovedì 29 agosto 2013

Spirito romantico 0:1 vs libero arbitrio

Ci ho pensato: uno spirito romanticamente fatalista non può andare d'accordo con l'idea dell'uomo faber vitae suae.
La mia posizione attuale è "equilibrista": non mi sento fatalista, mi piace però coltivare dentro di me la fiducia in una dimensione che trascenda il mio libero arbitrio.
Mettiamo ordine nei pensieri:
1. Sono responsabile di tutto quello che mi succede: questa è una lezione che ho interiorizzato. Non sempre è facile accettarlo, ma intuitivamente sento che è proprio così.
2. Il mondo funziona seconda una Legge, il Dharma, che non ho scritto io. Non ho deciso io che fosse così, eppure questa Legge permea tutta la mia esistenza, le vostre esistenze.
3. Quindi ben venga la fede nel libero arbitrio, contemperata però sempre dalla consapevolezza che non siamo i signori del mondo, Qualcuno ci precede per consapevolezza, immensità e amore.
Libertà personale allora non come sforzo titanico e con pretese di onnipotenza, ma come discesa dentro se stessi per fare un lavoro di pacificazione, purificazione, immissione di amore dentro di sé. Per poi agire in linea con la Legge del Dharma.
Libertà come adesione alla legge interiore.
Ossimori?
Continuando sulla linea di queste riflessioni, voglio dirvi una cosa. Questa parola, "Legge", vi spaventa?
Beh, aspettate a trarre conclusioni. A mio modesto avviso il primo passaggio per farsi amica quest'idea è uno e ve lo spiego subito.
Nel mio percorso si sta rivelando fondamentale un aspetto che molti ricercatori, nella fretta di migliorare il proprio comportamento e di compiacere uno standard e aspettative proprie o di altri, scavalcano a piè pari come fosse poco rilevante. A quel punto anche il percorso "spirituale" o di crescita personale -se vi suona meglio- si può rivelare un trabocchetto: indosso il ruolo di spiritualista, di ricercatore, l'ennesima trappola delle identificazioni in questo o quel ruolo. E' come se la disciplina (meditativa, comportamentale, qualunque essa sia) si costituisse come escamotage per non affrontare in silenzio, con se stessi, le domande intime che solo a tu per tu con noi stessi ci possiamo porre.
Della serie: non so chi sono, mi sembra rischioso pormi la domanda, intanto mi comporto come mi hanno detto è giusto fare e rimando a un domani il confronto con la mia verità. E intanto ci estraniamo ancora una volta da noi stessi.
Questo aspetto di fondo è l'amore verso se stessi, il perdono di se stessi, l'accettazione del proprio nucleo originario, l'accettazione dell'essere al mondo, l'innamoramento verso l'avventura del vivere qui e ora.
Amore per se stessi: vi fa paura? Vi sembra più facile amare altri?
Pensate che sia prima necessario comportarsi bene con gli altri per meritarsi amore?
Ma CHI si sta comportando bene con gli altri?
Che rapporto avete voi con voi stessi? Rispettate e amate la vita dentro di voi?
Piccoli pensieri come tracce del mio cammino.
Buona giornata!

lunedì 26 agosto 2013

Incontri del "destino"

Ho incontrato una persona ieri che mi ha detto delle parole. Le stesse che sto leggendo in un libro.
Vi capita mai?
Era una donna molto tranquilla, che ha parlato come chi ha attraversato con piena presenza le esperienze della vita. Era una donna che mostrava sincero humor, profondità e leggerezza.
Bene, mi sono detta. Molto, molto bene.

Si può essere una donna in questo modo: forza, grazia e humor.

Bene, molto molto bene.

Grazie Carmen!